Una ricetta che prova a interpretare le annotazioni di un genio della comicità... con "la cucina nel sangue". Omaggio al melone (uno dei sublimi prodotti della Bassa) è vero, ma soprattutto riconoscente dedica al mitico Ugo Tognazzi, uomo di spettacolo genuino come la sua terra.
Ingredienti per 4 persone:
280 g. di riso
1 melone
1 scalogno
1 l. di brodo
1/2 bicchiere di panna
80 g. di burro
4 cucchiai di Parmigiano Reggiano
1 bicchiere di Barolo Chinato
100 g. di Culaccia
sale
Procedimento:
Pulire
il melone e ridurlo a dadini da mettere a macerare nel Barolo Chinato
(la sua nota amara sarà perfetta con il contrasto dolce del melone).
Tagliare a filetti della Culaccia. Far soffriggere in 40 g. di burro lo scalogno tritato, senza colorire. Aggiungere il Barolo Chinato (recuperato scolando i dadini di melone, che vanno tenuti da parte) e far
evaporare. Versare il riso e cuocerlo con mestolate di brodo, dopo 10
minuti amalgamare la panna. A fine cottura aggiungere il melone, la
Culaccia ®, e mantecare con i restanti 40 g. di burro. Servire con
Parmigiano Reggiano (a parte) e una generosa macinata di pepe nero da
mulinello.
Per gli occhi un trionfo di colori, che incorpora in varie consistenze per il palato, le dolci esaltazioni dal gusto estivo.
Chapeau al grande UGO!
Questa ricetta partecipa al Contest MELONE E ANGURIA di About Food.
Questa singolare immagine dai canoni tutti felliniani, è stata realizzata nell'ultima edizione del CIBUS(il salone internazionale
dell'alimentazione) e documenta la straordinaria sinergia
(sviluppata con naturale semplicità) per promuovere le
bollicine del noto lambrusco delle Cantine CECI con l'accompagnamento dei morbidi sapori del prosciutto dolce di Parma.
Guest star dello spumeggiante gazebo allestito per l'occasione fieristica: Luciano,l'affettatore di cosce, con tutta la simpatia e la presenza di cui è maestro.
Risale al 7 aprile 2012 la pubblicazione di questa intervista su il
Giornale di Reggio.
A distanza di soli due mesi da quella data, provati nel frattempo
dal forte sisma che ha sbriciolato molte nostre certezze, ora è
forte solo il desiderio di riappropriarsi della normalità.
Della domenica ciclabile, trascorsa in compagnia degli amici de La BiciBassa, mi soffermo fotograficamente solo con alcune immagini realizzate sul percorso del Romanico in provincia di Parma:
Pieve di San Genesio
San Secondo Pieve di San Genesio
Secolo XI -XIII
... Documentata già nel 1084, la chiesa di San Genesio viene citata per la prima volta
come pieve nel 1195 e nel 1230 le fanno capo undici cappelle, in un
territorio che si estende alla sinistra del Taro, dalla via Emilia
al Po.
La sua vicenda costruttiva è complessa e non del tutto chiarita;
nell'edificio attuale si possono distinguere due fasi. Una prima
chiesa, a tre navate chiuse da absidi e cripta, viene realizzata nel
secolo XI. A questa prima struttura appartengono la fascia inferiore
degli absidi, in mattoni romani riutilizzati, e frammenti di
pavimento. Nel XIII secolo, forse a seguito di un'alluvione del Taro
che alza il piano di campagna, l'edificio viene ricostruito sopra la
chiesa precedente, ricalcandone la pianta, a tre navate di sette
campate e tre absidi. L'edificio attuale si deve in gran parte a
questa seconda fase costruttiva. Dopo essere stata nel XIII secolo
una delle pievi più importanti del parmense, San Genesio conosce una
lenta decadenza a partire dal 1470, quando nel nuovo centro di San
Secondo, da poco fondato da Pier Maria Rossi, viene creata la
parrocchia dell'Annunciazione. Nel 1787 la grande chiesa
duecentesca, ormai inutilizzata, viene ridotta con la demolizione
della facciata e delle prime tre campate, mentre nelle navate
laterali vengono ricavate un'abitazione e un magazzino. I restauri
condotti negli anni 1967-72 hanno rimesso in luce le trutture
duecentesche. Oggi la chiesa sorge isolata tra campi e canali, in un
contesto simile alla campagna medievale in cui è stata costruita
quasi dieci secoli fa...
Per quanto riguarda tutti gli altri dettagli di una memorabile giornata... suggerisco una visita all'indirizzo LaBiciBassa
Le foto, documentano quanto scoperto tra gli stand presenti alla
16a edizione del CIBUS, il salone internazionale
dell'alimentazione.
Vestito dall'elegante e rigoroso nero, è il prosciutto
dell'azienda Rosa dell'Angelo
ottenuto da MAIALE NERO cresciuto all’aperto sulle colline fra
Traversetolo e Langhirano (al centro di un ambiente naturale
caratterizzato da calanchi, siepi e boschi di quercia) che si
presenta in uno straordinario equilibrio tra bellezza e bontà.
L’orgoglio di produrre e proporre solo autentici prodotti
artigianali è l'impegno di questa azienda che potrebbe a pieno
titolo diventare modello per nuove similari esperienze, sia in
tema di tutela della qualità di un lavoro senza compromessi, sia
come slancio per provare ad invertire l'attuale tendenza al
ridimensionamento dei valori.
Dopo l'evento sismico di domenica 20 maggio 2012, per impraticabilità
della Sala del Camino in Palazzo Ducale a Guastalla, si è reso
necessario individuare una nuova location per l'incontro di martedì 29
maggio.